E’ un indicatore ampiamente citato che confronta la capitalizzazione di mercato totale di un paese (spesso quella degli Stati Uniti) con il Prodotto Interno Lordo (PIL). È utilizzato per valutare se il mercato azionario è sopravvalutato o sottovalutato rispetto all’economia reale. Se il rapporto tra capitalizzazione e PIL supera il 100%, può indicare che il mercato è sopravvalutato.
Pregi:
– Panoramica macroeconomica: Il Buffett Indicator fornisce una visione globale della relazione tra mercato azionario e economia reale. Quando il mercato azionario è troppo alto rispetto al PIL, potrebbe indicare una bolla.
– Semplice da comprendere: È un indicatore facile da calcolare e da interpretare, specialmente per chi cerca di valutare il mercato azionario nel suo complesso.
– Consistenza storica: Storicamente, l’indicatore ha segnalato bene i periodi di forte sopravvalutazione del mercato, come prima dello scoppio della bolla dot-com nel 2000.
Difetti:
– Non predittivo a breve termine: Anche se il Buffett Indicator può indicare che il mercato è sopravvalutato, non fornisce informazioni sul quando avverrà una correzione o un crollo.
– Distorsioni per fattori esterni: In un contesto di tassi di interesse molto bassi, il rapporto capitalizzazione/PIL può sembrare più elevato del normale, senza indicare necessariamente un eccesso di valutazione. Ad esempio, dopo la crisi del 2008, i tassi di interesse estremamente bassi hanno reso le azioni più attraenti rispetto alle obbligazioni, spingendo in alto l’indice di Buffett.
– Rilevanza del PIL: In economie fortemente globalizzate, il PIL nazionale potrebbe non riflettere correttamente il valore delle aziende multinazionali quotate nei mercati azionari. Ad esempio, molte aziende nell’S&P500 generano gran parte dei loro ricavi all’estero, il che rende il PIL degli Stati Uniti meno rilevante rispetto alla loro valutazione.
Questo grafico è esaustivo della situazione attuale: Market Cup to GDP