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Categorie di ETF

Gli specialisti esterni, che si avvalgono di MyGuru, operano prevalentemente attraverso investimenti in ETF [1], è quindi importante conoscerne le diverse categorie e tipologie.

 

Gli ETF (acronimo di Exchange Traded Funds) sono fondi o SICAV a basse commissioni di gestione negoziati in Borsa come le normali azioni. Essendo fondi a gestione passiva si caratterizzano per il fatto di avere come unico obiettivo quello di replicare fedelmente l'andamento e quindi il rendimento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime.

 

La differenza tra un ETF ed un Fondo d'investimento è che l'ETF deve replicare quanto più possibile uno specifico indice, materia prima o paniere di titoli. Al contrario un Fondo comune d'investimento viene gestito da un gestore che tenta di generare un extra rendimento per l’investitore rispetto ad un benchmark di riferimento.

 

Di conseguenza mentre con il Fondo vi è una gestione attiva di acquisto/vendita di titoli, con un ETF la gestione è totalmente passiva considerato che si limita a replicare l'indice. Questa è la ragione per la quale i costi di un ETF sono notevolmente minori.

 

Inoltre, gli ETF sono negoziati in qualsiasi momento dell'orario di negoziazione della Borsa valori come se fossero azioni mentre, i Fondi, vengono negoziati solo una volta al giorno per tramite della società di investimento.

 

Replica fisica o sintetica

 

L' ETF può replicare l'indice in due modi, mediante replica fisica o replica sintetica. MyGuru consiglia di operare esclusivamente mediante ETF a replica fisica. Infatti, gli ETF a replica fisica possiedono fisicamente i titoli che compongono l'indice di riferimento. Viceversa, gli ETF a replica sintetica, non possiedono i titoli che compongono gli indici, ma stipulano degli accordi per garantirsi un ritorno economico uguale alla performance dell'indice.

 

L'ETF a replica fisica è uno strumento estremamente sicuro, in quanto, è separato dal patrimonio del gestore. Ciò significa che se il gestore dovesse fallire (iShares, Vanguard, Xtrackers, Lyxor, Amundi, ecc.), il tuo ETF non verrebbe toccato. Comprare ETF a replica fisica equivale a comprare una cassetta di sicurezza in banca dove custodisci i tuoi valori: il contenuto della cassetta di sicurezza non è della banca ma tuo, se la banca dovesse fallire il contenuto della cassetta di sicurezza resterebbe tuo. 

 

La replica fisica può essere completa o a campionamento. La replica fisica completa implica che nell'ETF sono presenti tutti i titoli che compongono l'indice, mentre la replica a campionamento implica che nell'ETF non sono presenti tutti i titoli dell'indice, ma solo alcuni di essi, generalmente i titoli a maggior capitalizzazione. Gli ETF a replica fisica completa sono più diversificati e replicano più fedelmente l'indice di riferimento ma la differenza non è sostanziale.

 

Armonizzati e non

Gli ETF armonizzati si distinguono nel panorama degli investimenti per l'adesione alle normative Ucits dell'Unione Europea. Seguono quattro principi cardine:

  1. Diversificazione: nessuna posizione può eccedere il 20% del valore totale, estendibile al 35% in situazioni eccezionali.
  2. Liquidezza: gli investitori hanno la libertà di riscattare le proprie quote in qualunque momento, inoltre la separazione tra gli asset del fondo e quelli del gestore assicura che, in caso di problemi finanziari del gestore, gli investimenti rimangano protetti.
  3. L'uso di derivati: è permesso ma con restrizioni per evitare rischi eccessivi, permettendo l'impiego di tali strumenti principalmente per strategie di copertura o miglioramento della performance.
  4. La trasparenza: pubblicano regolarmente documenti informativi, come il KIID e i report periodici.

 

Gli ETF non armonizzati non sono vincolati dalla normativa Ucits e pertanto seguono le leggi della loro giurisdizione di registrazione. Questo può comportare una maggiore flessibilità nelle politiche di investimento, ma anche una minore protezione per gli investitori e una ridotta accessibilità nei mercati europei. Questi fondi possono presentare strategie di investimento più aggressive o una diversificazione meno rigorosa, introducendo potenzialmente maggiori rischi.

 

In conclusione, gli ETF armonizzati offrono agli investitori una combinazione attrattiva di sicurezza, flessibilità e trasparenza, rendendoli una scelta privilegiata per chi cerca di diversificare il proprio portafoglio riducendo l'esposizione al rischio.

 

A distribuzione e ad accumulo

Gli ETF si distinguono in due categorie principali in base alla gestione dei proventi: a distribuzione e ad accumulo.

A distribuzione pagano regolarmente ai detentori di quote i dividendi ottenuti dagli investimenti del fondo, offrendo un flusso di reddito periodico.

Ad accumulo reinvestono automaticamente i dividendi all'interno del fondo, anziché distribuirli, sono ideali per gli investitori a lungo termine perché favoriscono la crescita del valore delle quote nel tempo grazie alla capitalizzazione composta dei rendimenti e della fiscalità posticipata.        

 

Principali categorie

Le principali categorie in cui si suddividono gli ETF sono:

 

Azionari

In un capitolo successivo analizziamo la categoria che replica l'indice azionario globale ma è possibile anche acquisire ETF che replicano specifici segmenti geografici (ad es: MSCI Emerging Markets, MSCI Europe, MSCI Japan IMI, ecc.) o settoriali (ad es: MSCI Europe Healthcare, MSCI Information Technology, STOXX Europe 600 Automobiles & Parts, ecc.).

Ovviamente tutti questi ulteriori ETF tematici sono più volatili in quanto meno diversificati rispetto agli ETF che replicano l'indice azionario globale.

 

Obbligazionari

In un capitolo successivo analizziamo gli ETF Investment Grade e High Yield ma è possibile anche acquisire ETF che replicano specifici segmenti quali quelli delle Obbligazioni di Paesi Emergenti (es. JP Morgan EMBI Global Core), Obbligazioni Convertibili (es. Refinitiv Qualified Global Convertible), ETF su asset alternativi quali immobiliari (es. FTSE EPRA/NAREIT Developed Dividend+), private equity (es. S&P Listed Private Equity), multi-asset (es. Morningstar Global Multi-Asset Infrastructure), IPO (es. IPOX Schuster US 100), ecc.

 

Fattoriali e Smart Beta [2]

Il peso delle azioni da inserire nell'ETF non tiene in considerazione la capitalizzazione ma la caratteristiche dei titoli che hanno dimostrato di generare rendimenti superiori alla media o di ridurre la volatilità.

Tra i fattori più comuni abbiamo:

- titoli con valutazioni basse rispetto ai fondamentali, tipicamente il PE (rapporto prezzo utili) ed il PB (rapporto prezzo patrimonio netto contabile);

- titoli con particolari vantaggi competitivi;

- titoli con volatilità inferiore alla media;

- titoli che hanno conseguito una performance superiore alla media;

- titoli a bassa capitalizzazione (small cap);

- equal weighting piuttosto che quelli basati su dividendi, ricavi, ecc.

 

Tematici o Settoriali [3]

  • Gli ETF tematici si concentrano su settori specifici o tendenze emergenti, come tecnologia, energia rinnovabile o salute, offrendo investitori l'opportunità di sfruttare trend di mercato particolari.

  • Gli ETF settoriali si focalizzano su industrie specifiche, come finanziario, tecnologia o sanità, permettendo agli investitori di concentrarsi su un particolare settore economico.

 

Gestione attiva

Cercano performance maggiori dell'indice di riferimento. Consentendo agli investitori d'acquistare o vendere durante l'orario di negoziazione diversamente dai fondi comuni d'investimento che vengono scambiati una volta al giorno dopo la chiusura dei mercati.

 

Leva / leva inversa

Gli ETF a leva moltiplicano la performance positiva o negativa giornaliera dell'indice di riferimento utilizzando derivati come futures, opzioni e swap.

Quelli a leva inversa garantiscono performance inversa rispetto all'andamento dell'indice sottostante.

Entrambi sono soggetti a rischi di controparte in quanto utilizzano derivati per raggiungere lo scopo ed hanno costi di gestione più elevati.

 

Conclusioni

Ad eccezione degli ETF che trattiamo con maggiore attenzione nei capitoli successivi (azionari world e obbligazionari), tutti gli altri ETF offrono esposizioni mirate che possono generare extra performance ma comportano anche rischi specifici e periodi di sotto performance.

Riteniamo che siano strumenti da utilizzare con cautela.

Tendenzialmente sconsigliamo:

  • tematici o settoriali [3] in quanto riducono la diversificazione complessiva del portafoglio;
  • gestione attiva e quelli a leva in quanto i costi solitamente non giustificano il risultato.

Possibile prendere in considerazione i fattoriali [2] in quanto storicamente hanno portato ad un lieve maggior rendimento.

Per alcuni la ragione è da attribuire al maggior rischio:

  • Value: hanno scarse prospettive di crescita e necessitano di maggiori investimenti a parità di performance;

  • Small Size: sono più vulnerabili ai cambiamenti di mercato in quanto hanno meno risorse finanziarie e meno clienti.

Per altri, Momentum, Quality e Low Volatility, in quanto sembra che i periodi favorevoli incidono più di quelli sfavorevoli.

Tutti questi ETF settoriali performano in particolari situazioni di mercato mentre sono sono più vulnerabili in altri. Per questa ragione ci sono ETF che puntano su azioni che hanno caratteristiche esattamente opposte: Growth, Large size, con basso Momentum / Quality e con Alta volatilità.

 

NOTA

 

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SOCIETA’ GESTIONE ETF

Negli ultimi anni, il mercato degli ETF ha registrato una crescita esponenziale, con alcune delle più grandi società di gestione patrimoniale al mondo che dominano questo settore:

1. BlackRock (iShares)
BlackRock, attraverso la sua divisione iShares, è la più grande emittente di ETF al mondo. iShares è riconosciuto come leader globale nel settore degli ETF, offrendo una vasta gamma di prodotti che coprono azioni, obbligazioni, materie prime e altri asset. Quota di mercato ETF globale: circa il 36%.

2. Vanguard
Vanguard è la seconda più grande società di gestione ETF a livello mondiale. La filosofia di investimento di Vanguard è nota per i suoi bassi costi, il che rende i suoi ETF particolarmente popolari tra gli investitori di lungo termine. Quota di mercato ETF globale: circa il 18%.

3. State Street Global Advisors (SPDR)
State Street è un altro colosso nel mondo degli ETF, principalmente noto per i suoi ETF SPDR, che includono il famosissimo SPDR S&P 500 ETF (SPY), uno dei primi ETF mai creati e ancora oggi tra i più scambiati al mondo. Quota di mercato ETF globale: circa il 10-13%.

4. Fidelity offre una gamma ampia di ETF (Exchange-Traded Funds) che si concentrano su diverse strategie, settori e obiettivi (MSCI Information Technology, MSCI Health Care, MSCI Consumer Discretionary, MSCI Real Estate, High Dividend, Total Bond ETF). Questi ETF di Fidelity sono attraenti per le loro spese relativamente basse e la copertura mirata di specifici settori o strategie d’investimento. Quota di mercato ETF globale: circa il 3-5%.

5. Invesco
Invesco è la quarta società per gestione di ETF. Offre una vasta gamma di ETF, tra cui i prodotti PowerShares, che sono particolarmente apprezzati per la loro innovazione, coprendo settori specifici e strategie di investimento.
Quota di mercato ETF globale: circa il 3-5%.

Conclusione

BlackRock e Vanguard gestiscono circa 2/3 del mercato e le prime 5 arrivano ai 4/5 del mercato globale degli ETF.

La crescita degli ETF ha permesso a queste aziende di ampliare significativamente la loro influenza sui mercati azionari globali, tanto che il capitale complessivamente gestito tramite ETF rappresenta una parte importante del mercato azionario mondiale. 

Attraverso le loro gamme di prodotti, coprono praticamente ogni segmento di mercato, offrendo strumenti diversificati a basso costo per gli investitori di tutto il mondo. La loro influenza nel mercato azionario globale è evidente e continua a crescere con l’espansione del mercato degli ETF, che rappresenta un pilastro fondamentale per molti investitori, dai retail ai grandi istituzionali.

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ETF Fattoriali: un approccio sistematico all’investimento

Gli ETF fattoriali, noti anche come ETF smart beta, rappresentano un’evoluzione rispetto agli ETF tradizionali, che replicano passivamente indici ponderati per capitalizzazione di mercato. Invece di seguire semplicemente l’indice, gli ETF fattoriali utilizzano regole precise e trasparenti, basate su specifici fattori, per selezionare e ponderare i titoli in portafoglio. L’obiettivo è ottenere una performance superiore al mercato nel lungo termine, sfruttando anomalie di prezzo o caratteristiche intrinseche delle società.

Cosa sono i Fattori?

I fattori sono caratteristiche specifiche delle azioni che, secondo studi accademici ed evidenze empiriche, tendono a influenzare i rendimenti nel lungo periodo. I fattori più comuni includono:

  • Value: Società con valutazioni considerate basse rispetto ai loro fondamentali, come il rapporto prezzo/utili (P/E), il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) o il dividend yield.

  • Small Size: Società a bassa capitalizzazione di mercato (small cap). Storicamente, le small cap hanno sovraperformato le large cap nel lungo termine, sebbene con una maggiore volatilità.

  • Momentum: Società i cui prezzi hanno mostrato una performance positiva negli ultimi 6-12 mesi. Il momentum si basa sull’idea che le tendenze di prezzo tendono a persistere nel breve e medio termine ma potrebbero invertire pesantemente la rotta nl lungo termine.

  • Quality: Società con bilanci solidi, elevata redditività (es. ROE, ROA), basso indebitamento e flussi di cassa stabili. Le società di alta qualità tendono a essere più resilienti durante le fasi di rallentamento economico.

  • Low Volatility: Società con bassa volatilità dei prezzi. Contrariamente all’intuizione, le azioni meno volatili tendono a sovraperformare le azioni più volatili nel lungo termine (anomalia della “low volatility”). Le ragioni sono legate al Comportamento degli investitori (Gli investitori reagiscono emotivamente alle fluttuazioni di mercato, vendendo le azioni più volatili in periodi di incertezze, il che provoca una sottovalutazione di queste azioni. Al contrario, le azioni meno volatili tendono a essere percepite come meno rischiose e quindi più stabili, il che può portare a una valutazione più favorevole nel lungo termine), al Punto di vista statistico (Le azioni con bassa volatilità tendono a essere più stabili durante i periodi di crisi, mentre le azioni più volatili sono vulnerabili a crolli più marcati durante i periodi di turbolenza. Questo porta, nel lungo periodo, a un rendimento complessivo maggiore per le azioni a bassa volatilità e all’Effetto “tilt” del portafoglio (Gli ETF fattoriali Low Volatility selezionano società che tendono a mantenere un profilo di rischio più basso, con minori fluttuazioni del prezzo delle azioni. Questo approccio consente di ottenere performance più stabili nel tempo, rispetto alle azioni più volatili, che possono essere più sensibili ai movimenti di mercato a breve termine.

Come Funzionano gli ETF Fattoriali?

Gli ETF fattoriali utilizzano metodologie diverse per costruire il portafoglio, ma tutte si basano su regole predefinite e trasparenti. Ad esempio, un ETF value potrebbe selezionare le società con il più basso rapporto P/E all’interno di un determinato universo di investimento (es. l’indice MSCI World), e ponderarle in base al loro rapporto P/E (ponderazione inversa). Questo approccio sistematico mira a eliminare le distorsioni emotive che possono influenzare le decisioni degli investitori attivi.

Vantaggi degli ETF Fattoriali:

  • Potenziale sovraperformance: Numerosi studi accademici ed evidenze empiriche suggeriscono che alcuni fattori, come value, small size, momentum e quality, hanno storicamente generato rendimenti superiori al mercato nel lungo termine. Tuttavia, è importante notare che la sovraperformance non è garantita e può variare nel tempo. La ragione sarebbe dovuta al maggior ritorno che l’investitore chiederebbe per il più elevato rischio che si assume. Dunque, un portafoglio caratterizzato da ETF fattoriali, rispetto ad uno esclusivamente market cap weighted, consentirebbe un maggior rendimento atteso nel lungo termine sempre che si riesca a rispettare abbastanza a lungo la strategia. 

  • Trasparenza e basso costo rispetto ai Fondi comuni a gestione attiva, gli ETF fattoriali offrono maggiore trasparenza (le regole di selezione sono pubbliche) e costi di gestione inferiori (TER). Questo li rende un’alternativa interessante per gli investitori che cercano un approccio sistematico e a basso costo all’investimento.

  • Diversificazione: Gli ETF fattoriali tendono a essere più diversificati rispetto agli ETF tematici o settoriali, in quanto includono un ampio numero di società appartenenti a diversi settori. Questo aiuta a ridurre il rischio specifico e la volatilità del portafoglio.

Perché NON conviene investire negli ETF Fattoriali?

Nonostante i potenziali vantaggi, investire negli ETF fattoriali presenta anche dei rischi e delle limitazioni che è importante considerare.

  1. Volatilità: Alcuni fattori, come small size e momentum, possono essere più volatili del mercato nel suo complesso. Questo significa che gli ETF fattoriali che sovrappesano questi fattori possono subire oscillazioni di prezzo più ampie rispetto agli ETF tradizionali.

  2. Periodi di sottoperformance: I fattori possono attraversare periodi prolungati di sottoperformance rispetto al mercato. Ad esempio, il fattore value ha sottoperformato il fattore growth per gran parte degli ultimi 15 anni. Questi periodi di sottoperformance possono mettere a dura prova la pazienza degli investitori e indurli ad abbandonare la strategia al momento sbagliato.

  3. Complessità: La comprensione dei fattori e delle loro interazioni può richiedere un certo livello di conoscenza finanziaria. Gli investitori devono essere consapevoli dei rischi associati a ciascun fattore e delle loro implicazioni per il portafoglio.

  4. Implementazione: L’implementazione degli ETF fattoriali può variare significativamente a seconda dell’emittente e della metodologia utilizzata. Alcuni ETF fattoriali possono essere più costosi o meno efficienti di altri. È importante valutare attentamente le caratteristiche di ciascun ETF prima di investire.

  5. “Crowding”: Con la crescente popolarità degli ETF fattoriali, alcuni temono che il “crowding” (eccessivo affollamento) su determinati fattori possa ridurne i rendimenti futuri. Se troppi investitori sovrappesano lo stesso fattore, i prezzi potrebbero gonfiarsi, riducendo il potenziale di sovraperformance.

Quando conviene investire negli ETF Fattoriali?

Gli ETF fattoriali possono essere utili per gli investitori che desiderano una maggiore diversificazione rispetto a quella che si può ottenere con gli ETF tradizionali ponderati per capitalizzazione di mercato, come l’MSCI ACWI (All Country World Index) o il FTSE All-World Index.

In particolare, possono essere utilizzati per integrare e arricchire un portafoglio di base composto da ETF tradizionali, correggendo le distorsioni introdotte dalla ponderazione per capitalizzazione di mercato. L’obiettivo è massimizzare la diversificazione del portafoglio, senza concentrare eccessivamente gli investimenti in poche grandi aziende o settori.

Ad esempio, un investitore che ritiene che le società a bassa capitalizzazione (small cap) abbiano un potenziale di crescita maggiore rispetto alle large cap può aggiungere un ETF small cap al proprio portafoglio. Gli ETF small cap tendono a essere sottorappresentati negli indici globali ponderati per capitalizzazione di mercato, in quanto le large cap hanno un peso maggiore. Questo significa che un investitore che si affida esclusivamente a un ETF tradizionale ponderato per capitalizzazione di mercato potrebbe perdere importanti opportunità di crescita offerte dalle small cap.

Secondo i dati, al 31 dicembre 2024, le small cap rappresentano circa il 10-15% dell’indice MSCI ACWI, mentre le large cap rappresentano circa l’85-90%. Un investitore che desidera aumentare l’esposizione alle small cap può utilizzare un ETF fattoriale per raggiungere il proprio obiettivo di allocazione, senza compromettere la diversificazione del portafoglio e mantenendo un’esposizione a un’ampia gamma di aziende e settori.

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ETF tematici e settoriali: alla ricerca di tendenze e cicli economici

Gli ETF tematici e settoriali offrono agli investitori la possibilità di concentrare i propri investimenti su aree specifiche del mercato, che si tratti di settori economici tradizionali (es. tecnologia, sanità, energia) o di tendenze di lungo periodo (es. intelligenza artificiale, robotica, energie rinnovabili, difesa, acqua). Sebbene entrambi gli approcci mirino a catturare opportunità di crescita specifiche, presentano differenze importanti e condividono alcuni rischi significativi.

ETF Settoriali: capitalizzare sui cicli economici

Come evidenziato nel testo del podcast, un presupposto teorico alla base dell’investimento settoriale è che diversi settori tendono a sovraperformare in diverse fasi del ciclo economico:

  • Espansione: Titoli tecnologici e media (spesso anche finanziari, in previsione di rialzi dei tassi di interesse). Es: un ETF sul settore tecnologico (es. XLK) tende a sovraperformare durante le fasi di espansione.

  • Rallentamento: Beni di prima necessità, sanità e, in alcune circostanze, il settore manifatturiero (B2B). Es: un ETF sui beni di prima necessità (es. XLP) tende a sovraperformare durante le fasi di rallentamento.

  • Recessione: Utilities (servizi di pubblica utilità). Es: un ETF sulle utilities (es. XLU) tende a sovraperformare durante le fasi di recessione.

  • Ripresa: Consumi discrezionali, real estate e materiali. Es: un ETF sui consumi discrezionali (es. XLY) tende a sovraperformare durante le fasi di ripresa.

Tuttavia, il successo di questa strategia, nota come sector rotation, dipende dalla capacità di identificare correttamente la fase del ciclo economico e di agire tempestivamente. L’implementazione pratica di questa strategia è complessa e spesso costellata di errori.

Oltre alla difficoltà di prevedere l’andamento del ciclo economico, la sector rotation presenta anche inefficienze fiscali. In Italia, le plusvalenze derivanti dalla vendita di ETF sono soggette a una tassazione del 26%. Se un investitore realizza una plusvalenza vendendo un ETF settoriale in guadagno e, contemporaneamente, realizza una minusvalenza vendendo un altro ETF settoriale in perdita, può compensare le due posizioni e ridurre l’imponibile. Tuttavia, se l’investitore ha già utilizzato tutte le minusvalenze pregresse per compensare altre plusvalenze, la vendita dell’ETF in guadagno genererà un’imposta del 26% sull’intera plusvalenza, anche se l’investitore ha subito una perdita complessiva nel suo portafoglio settoriale. Questo significa che l’investitore potrebbe trovarsi a pagare un’imposta elevata su un guadagno, anche se il suo portafoglio complessivo è in perdita. 

ETF Tematici: scommesse sul futuro

Gli ETF tematici, invece, si concentrano su tendenze di lungo periodo che trascendono i confini dei singoli settori. Come evidenziato nel testo fornito, spesso questi fondi sono dei semplici settoriali oppure degli azionari globali che non hanno un indirizzo ben definito. Il confine è talmente labile che per il risparmiatore non è affatto semplice fare la distinzione.

Ad esempio, un ETF sull’intelligenza artificiale potrebbe includere aziende tecnologiche, ma anche società attive nella robotica, nell’automazione, nel cloud computing e in altri settori che contribuiscono allo sviluppo e all’adozione dell’IA. L’obiettivo è quello di cavalcare le onde del futuro, investendo in quelle tendenze che si ritiene plasmeranno l’economia e la società.

Similitudini e Differenze:

  • Concentrazione: Sia gli ETF tematici che settoriali sono più concentrati rispetto agli ETF generalisti che replicano indici ampi come l’MSCI World, il che aumenta il rischio specifico.

  • Potenziale di crescita: Entrambi gli approcci offrono la possibilità di ottenere rendimenti elevati, se il settore o il tema scelto si rivela vincente.

  • Definizione: Come evidenziato nel testo fornito, il confine tra ETF tematici e settoriali può essere sfumato.

  • Costi: Gli ETF tematici tendono ad avere commissioni più elevate rispetto agli ETF settoriali, a causa della maggiore complessità nella selezione dei titoli. Spesso la sola differenza è nell’ammontare delle commissioni, solitamente più elevate rispetto ai prodotti tradizionali, come evidenziato nel testo fornito.

Perché non conviene investire negli ETF tematici e settoriali?

Nonostante il loro fascino, investire in ETF tematici e settoriali comporta rischi significativi e spesso non si traduce in risultati superiori rispetto a un approccio più diversificato. La diversificazione è un elemento chiave per la costruzione di un portafoglio solido e resiliente, in grado di affrontare le sfide del mercato e di generare rendimenti stabili nel lungo termine. Gli ETF tematici e settoriali, a causa della loro natura concentrata, possono compromettere la diversificazione del portafoglio e aumentare il rischio complessivo.

Come evidenziato nel testo fornito, inoltre, la logica di fondo per cui dovremmo scegliere un Fondo tematico anziché un Fondo non specializzato è la consapevolezza che si sta investendo in una tematica vincente e in un momento in cui le potenzialità di guadagno della tematica sono ancora elevate. Ma è abbastanza evidente come sia difficile sapere effettivamente come andrà il futuro. Si tratta perciò di una scommessa molto rischiosa.

  1. Skewness dei Rendimenti Azionari: Come evidenziato dallo studio di Hendrik Bessembinder (2023), intitolato “Long-Term Shareholder Returns”, una piccola minoranza di azioni è responsabile della maggior parte della creazione di ricchezza nel mercato azionario. Bessembinder e il suo team hanno analizzato 64.000 azioni a livello globale dal 1990 al 2020 e hanno scoperto che solo il 2,4% delle azioni (1.536 società) è responsabile dell’intera creazione netta di ricchezza durante questo periodo. Questo dato sottolinea l’importanza della diversificazione e i rischi associati alla concentrazione del portafoglio in pochi settori o temi. Per fare un paragone, investire nell’intero mercato azionario globale è come comprare un biglietto della lotteria che ti dà accesso a tutte le azioni del mondo. Concentrarsi solo su determinati settori o temi è come comprare un biglietto della lotteria che ti dà accesso solo a una piccola frazione di tutte le azioni disponibili, riducendo drasticamente le tue probabilità di vincita e limitando la diversificazione del tuo portafoglio.

  2. Rischio Specifico: Investire in ETF tematici e settoriali aumenta l’esposizione al rischio specifico, detto anche rischio idiosincratico diversificabile, come spiegato nel testo del podcast. Questo è il rischio legato a eventi unici che colpiscono un determinato settore o tema, come dinamiche cicliche, leggi, shock endogeni e via dicendo. Questo rischio non è diversificabile e non è compensato da un rendimento atteso più elevato. La diversificazione aiuta a ridurre il rischio specifico, distribuendo gli investimenti su un’ampia gamma di attività e settori.

  3. Difficoltà di previsione: Prevedere quali settori o temi sovraperformeranno in futuro è estremamente difficile, se non impossibile. Anche gli esperti del settore spesso si sbagliano. La diversificazione riduce la dipendenza dalla capacità di prevedere il futuro, consentendo di beneficiare della crescita di diversi settori e temi, senza dover scommettere su un unico vincitore.

  4. Tempistica errata: Anche avendo una buona intuizione sul ciclo economico, entrare o uscire da un settore al momento sbagliato può compromettere gravemente i rendimenti. La diversificazione riduce l’impatto di decisioni di tempistica errate, consentendo di mantenere un’esposizione costante a diversi settori e temi, indipendentemente dalle fluttuazioni del mercato.

  5. Costi elevati: Gli ETF tematici e settoriali tendono ad avere commissioni più alte rispetto agli ETF tradizionali, il che erode i rendimenti nel lungo termine. Le commissioni più elevate sono spesso giustificate dagli emittenti con la necessità di una gestione più attiva e di una ricerca più approfondita per identificare i titoli più promettenti all’interno del tema o del settore. Tuttavia l’obiettivo principale degli emittenti è quello di vendere il prodotto, non necessariamente di massimizzare i rendimenti per gli investitori. Gli ETF tematici e settoriali offrono agli emittenti l’opportunità di creare narrazioni convincenti e di catturare l’attenzione degli investitori, il che consente loro di aumentare i margini di profitto. Gli emittenti di ETF sono aziende che, come tutte le aziende, mirano a massimizzare i loro profitti. Per fare ciò, cercano di creare prodotti che siano attraenti per gli investitori e che possano essere venduti con un margine elevato. Gli ETF tematici e settoriali spesso rientrano in questa categoria, in quanto consentono agli emittenti di sfruttare le tendenze del momento e di creare narrazioni convincenti che attirano gli investitori. La diversificazione consente di ridurre i costi complessivi del portafoglio, investendo in ETF a basso costo che replicano indici ampi e diversificati.

  6. Potenziale di bolle: I settori e i temi di moda possono attirare un afflusso eccessivo di capitali, portando a bolle speculative e a valutazioni insostenibili. La diversificazione aiuta a proteggere il portafoglio dalle bolle speculative, distribuendo gli investimenti su un’ampia gamma di attività e settori, e riducendo l’esposizione a settori o temi sopravvalutati.

  7. Mancanza di diversificazione: I fondi tematici non garantiscono un’adeguata diversificazione. Infatti, sebbene questi prodotti comprendano più Paesi, essi sono molto correlati al proprio interno per effetto della specializzazione settoriale. Questo significa che il portafoglio è vulnerabile a shock specifici del tema. Inoltre, spesso questi ETF sono semplici settoriali o azionari globali senza un indirizzo ben definito, e la differenza principale è l’ammontare delle commissioni, solitamente più elevate rispetto ai prodotti tradizionali. La diversificazione è fondamentale per costruire un portafoglio solido e resiliente, in grado di affrontare le sfide del mercato e di generare rendimenti stabili nel lungo termine.

  8. Scommessa rischiosa sul futuro: La logica di fondo per cui dovremmo scegliere un Fondo tematico anziché un Fondo non specializzato è la consapevolezza che si sta investendo in una tematica vincente e in un momento in cui le potenzialità di guadagno della tematica sono ancora elevate. Ma è abbastanza evidente come sia difficile sapere effettivamente come andrà il futuro. Si tratta perciò di una scommessa molto rischiosa. Il 55% dei fondi tematici lanciati nel 2010 sono stati chiusi prima del 2020. Dei rimanenti, solo il 25% ha registrato performance superiori all’indice azionario globale.

Investire in ETF tematici e settoriali è una scommessa rischiosa che spesso non paga. Un approccio più prudente consiste nell’investire in un portafoglio diversificato a livello globale, che includa una varietà di asset class e settori, e di mantenere una prospettiva di lungo termine. La diversificazione è la chiave per raggiungere i propri obiettivi finanziari nel lungo periodo.