Risk management: come funziona?
L'attività di risk management è fondamentale per una gestione aziendale efficace: se sei un imprenditore, questo è il capitolo più importante per te!
Solitamente gli imprenditori sono persone capaci di farsi valere, sono organizzati, tenaci, competitivi, passionali, decisamente ottimisti e sicuri, soprattutto se hanno conseguito risultati che loro stessi giudicano importanti, e talvolta un po' presuntuosi.
In questo capitolo capirai come limitare i danni del tuo ottimismo e della tua presunzione che, attenzione, non sono difetti ma semplicemente aspetti del tuo carattere che necessitano della giusta consapevolezza.
Le attività di Risk management
Il primo consulente di cui hai realmente bisogno è quello del "Risk Manager". Costui è l'equivalente del "Consulente patrimoniale" se tu non fossi un imprenditore. Entrambe le figure dovrebbero mettere al centro la tua persona (cd "visone olistica") ed avere ben presente il quadro generale tuo e della tua famiglia. Un bravo Risk Manager discute con l'imprenditore le strategie patrimoniali che contribuiscono alle scelte strategiche dell'azienda, per essere poi messe in pratica dal consulente finanziario, dal consulente assicurativo, dal commercialista, dal notaio e dall'avvocato.
L'attività di risk management si compone di 4 fasi.
Prima fase: definizione dei rischi
Identificare i rischi aziendali significa individuare quegli eventi rischiosi che possono determinare effetti inattesi sugli obiettivi che l’azienda si pone. Una mancata o errata identificazione dei rischi può compromettere del tutto l’azienda, il suo valore ed il suo patrimonio.
Seconda fase: mappatura dei rischi
L'azienda è una realtà esposta a molteplici tipologie di rischi che possono essere classificati in base al perimetro in cui emergono (internamente o esternamente all’azienda), al contesto a cui si riferiscono (finanziari, operativi, strategici, esogeni) o a diverse classificazioni omogenee in base alla necessità. [1] Per ciascuno di questi rischi è necessario quantificarne sia l’impatto che la probabilità. Fondamentale è stabilire il valore massimo di rischio sopra il quale il business è compromesso.
Terza fase: trattamento dei rischi
Consiste nel trovare le giuste soluzioni per contenere il valore massimo del rischio, così come determinato nel punto precedente, nei limiti della tolleranza del business.
Esistono quattro modalità per la gestione di un rischio:[2].
- evitare: modificando un processo, un servizio o un sistema in modo da eliminare il problema all'origine
- trasferire a terzi (clienti, fornitori, assicurazioni, partner, ecc.) o condividendolo [3]
- mitigare: cercando di ridurre la probabilità che si concretizzi riducendo l'eventuale perdita; rientrano in questa categoria tutti i provvedimenti che riducono gli effetti negativi di minacce e catastrofi sulla continuità aziendale (Business Continuity), incluso attacchi informatici, interruzione dell’energia elettrica, eventi meteorologici come alluvioni, allagamenti, incendi, terremoti, ecc. (Disaster recovery)
- accettare
Un buon Risk Manager utilizza spesso tutte queste 4 leve contemporaneamente soprattutto per i rischi con un elevato impatto.
Naturalmente questo processo dovrà avere dimensioni proporzionate alle dimensioni dell'azienda ma, contrariamente a quanto si crede, cresce d'importanza in misura inversa alla dimensione dell'azienda. Sembra una contraddizione ma non lo è: un'azienda di grandi dimensioni può impiegare molte risorse nell'attività di gestione del rischio e se le cose dovessero andare comunque male, sarà certamente più preparata rispetto ad un'azienda di piccolissime dimensioni che deve cercare soluzioni super efficaci con il minimo delle risorse.
Quarta fase: decisione finale
Il Risk manager e l'imprenditore dovranno decidere, sulla base delle nuove informazioni e delle misure di mitigazione assunte, quale è il rischio residuo che permane e trovare una nuova strategia che bilanci minacce ed opportunità. Naturalmente dovrà seguire una fase di monitoraggio anche in relazione al variare delle condizioni sia dell'azienda che del mercato.
Una grande azienda avrà una serie di consulenti super specializzati mentre in una piccola ci sarà un solo professionista che riassumerà in un'unica figura tutte le professionalità necessarie. Noi riteniamo che il singolo professionista se è realmente capace può raggiungere risultati più efficaci di una molteplicità di super specialisti che potrebbero avere difficoltà a dialogare tra loro.
Per la maggior parte delle PMI italiane la figura del "Risk Manager" potrebbe o forse dovrebbe coincidere con quella del "Consulente patrimoniale".
Questo consulente dovrà conoscere i tuoi bisogni ed avere una visione d'insieme della tua situazione patrimoniale, compresa quella aziendale. Solo così potrà programmare specifici interventi di monitoraggio delle misure di prevenzione adottate sulla base dei rischi opportunamente individuati. In questo modo potrai passare ad un approccio preventivo, decisamente più efficace ed efficiente rispetto al solito approccio reattivo nel quale si risponde all'evento imprevisto in modo decisamente scomposto ed anti economico.
Un'efficace attività di risk management combinata ad un valido programma assicurativo (per i rischi con bassa probabilità e elevato impatto) consente all’azienda:
- di salvaguardare il proprio patrimonio e la propria redditività/utile annuo, trasformando un rischio incerto e potenzialmente distruttivo in un costo certo, misurabile e sostenibile;
-
di mettere in sicurezza il patrimonio personale dei titolari, dei soci e degli amministratori che, molto spesso, sono i soci stessi dell’impresa
Un’azienda in grado di gestire i rischi nel modo corretto è più sicura e più solida, un’azienda più solida ha ed è in grado di creare più valore.